Fasi di lavorazione


Il segantino al lavoroIL SEGANTINO

La qualità della radica, la modalità in cui vengono selezionate le placche ottenute dal taglio del ciocco, la loro bollitura e stagionatura iniziale sono aspetti che incidono in modo determinante sulla probabilità che la pipa fumi bene, oltre ad essere bella per l’aspetto delle venature. La bollitura in apposite vasche di rame o di alluminio ha lo scopo di eliminare resine, parassiti e stabilizzare le fibre del legno; la stagionatura porta a termine lentamente il processo di asciugatura.
Ne consegue che il lavoro del segantino, la figura che si occupa delle fasi prima citate, è di fondamentale importanza e il rapporto di fiducia che l’artigiano stabilisce con lui rappresenta il primo irrinunciabile passo per ottenere un buon prodotto.

Un ciocco spaccato a metàLA STAGIONATURA
Non sempre la radica che viene venduta dal segantino ha già compiuto un ciclo di stagionatura sufficiente per garantire che la pipa fumi senza rilasciare un gusto sgradevole, pertanto, in questi casi, è opportuno avere uno spazio arieggiato e asciutto in cui lasciare riposare le placche per un certo tempo. A questo proposito ci sono pareri discordi: alcuni sostengono che dopo alcuni mesi la radica non va più incontro a sostanziali modificazioni, altri preferiscono utilizzare radiche invecchiate parecchi anni.



Disegno della forma sulla placcaDISEGNO DELLA FORMA SULLA PLACCA E TAGLIO
E‘ uno dei momenti più creativi: si studia l’andamento delle fibre e si adatta una forma allo scopo di ottenere il risultato più piacevole dal punto di vista estetico. La placca viene “sbiancata” su una smerigliatrice a nastro largo, poi la superficie viene bagnata con acqua per evidenziare le fibre e si cerca di intuire una forma come se essa fosse già contenuta all’interno della placca stessa. Quindi con un pennarello si disegna la forma e si passa alla sega a nastro con la quale si asporta la radica superflua. A questo punto abbiamo un blocchetto di radica con la forma approssimativa in sezione della pipa che si pensa di realizzare.

Impostazione della forma FORATURE E IMPOSTAZIONE DELLA FORMA
Questa è la fase, se vogliamo, meno artistica, ma più tecnica della realizzazione della pipa. Esistono diverse metodiche e strumenti; io attualmente preferisco utilizzare il tornio che permette di ottenere delle forature precise e con un adeguato punto di incontro tra il fondo del fornello e l’inizio del condotto del cannello. Sempre al tornio si esegue la sede per il perno del bocchino e, nelle forme classiche, si può impostare la forma della parte più alta del fornello e buona parte del cannello.
Foratura Un limite di questa tecnica è che la forma della pipa sarà condizionata dalla presenza delle forature, pertanto in presenza di un difetto della radica, le possibilità di correzione della forma sono più limitate.
Alcuni pipemaker preferiscono ultimare la forma della pipa e successivamente procedere alle forature “a mano libera” proprio per avere meno vincoli nell’aggirare i difetti e soprattutto per ottimizzare l’orientamento delle fibre in funzione del progetto estetico.


Fase di sgrossatura con il platorelloSGROSSATURA

Con l’utilizzo di strumenti manuali e di strumenti abrasivi montati su motori elettrici si procede a raccordare le zone non raggiunte dalla lavorazione al tornio e si delinea grosso modo la forma che si vuole ottenere. Nelle forme classiche si cerca di raggiungere una certa simmetria, anche se è accettato che la pipa “hand-made” abbia delle minime fisiologiche imperfezioni.

 

 

Rifinitura con carta vetrataRIFINITURA
E adesso le mani sono le vere protagoniste; si utilizzano prevalentemente lime e carte vetrate di varia granulometria, fino ad arrivare ad una forma finita e successivamente, solo quando la forma è definitiva, si lavora per ottenere superfici perfettamente lisce e prive di segni e graffi. Un punto particolarmente delicato in questa fase è il raccordo cannello-bocchino dove è auspicabile ottenere un passaggio quasi impercettibile tra le due porzioni e possibilmente così preciso da non far passare luce tra bocchino e battuta del cannello anche girando il bocchino di 180 gradi. Ovviamente questi aspetti non interferiscono minimamente sulla fumata, ma appartengono alla sfera dell’estetica e della raffinatezza dell’oggetto e della cura del dettaglio.

Una pipa di finissaggio liscioFINISSAGGIO
Non sempre si decide a priori se sarà una pipa liscia naturale, tinta o addirittura sabbiata.
Senza dubbio, nel caso si desideri amplificare il contrasto delle fibre del legno, occorre affinare tecniche in cui la sovrapposizione di una o più tinte riescono a conferire un effetto di profondità molto affascinante. Personalmente resto molto colpito dai risultati che ottiene, per esempio, Tom Eltang. Ma, come ho già detto, sono molto felice quando posso tenere la pipa naturale e limitarmi solo alla lucidatura delle superfici. E altrettanto piacere lo ricevo quando la sabbiatura mi regala quelle marezzature orizzontali che sembrano onde del mare. Tra gli amanti del ruvido amo citare l’amico piemontese Andrea che, scherzando sull’argomento, considera le pipe lisce opere non finite e pigri gli artigiani che le fanno.
Il passaggio finale con cera carnauba è l’ultimo, quello che serve per fotografare la pipa e per presentarla rendendola più attraente, poi è risaputo che quell’effetto svanirà.

 

 

 

 

Pipe Fassi

Di Angelo Fassi

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