La mia storia

Scavando nei ricordi, già a 8 anni fingevo di fumare una pipa con la testa a muso di gatto, immaginando di essere un investigatore stile Maigret. Ma all’età di 14 anni ho fumato per la prima volta una vera pipa; una boccetta Savinelli acquistata da mio padre in un suo inutile tentativo di smettere con le sigarette. Mi appassionai subito, soprattutto all’oggetto e al rituale che si consuma quando si sceglie una pipa dalla rastrelliera, si carica e si accende. Condivisi questa passione con un compagno di liceo che un giorno mi offrì una presa del tabacco che usava suo padre: Jonh Cotton, in una latta rettangolare e non dimenticherò mai la sensazione che provai all’aroma affumicato del Latakìa. Ricordo i miei sopralluoghi ad una fornita tabaccheria storica di Monza (città in cui risiedevo a quei tempi) e la disponibilità dei proprietari che evidentemente svolgevano il loro lavoro con la stessa passione. A 16 anni decisi perfino di prendere il treno e, da solo, senza preannunciarmi, mi recai alla ditta Caminetto dove fui accolto con estrema gentilezza, disponibilità e, immagino, una buona dose di stupore. Probabilmente chi mi accompagnò in quell’indimenticabile tour all’interno dell’azienda era niente meno che Giuseppe Ascorti, il papà di Roberto. Solo una stanza non mi fece visitare: non saprò mai quale segreto nascondesse.
Iniziai a collezionare pipe sia con acquisti personali, ma soprattutto con regali da parte di parenti, arrivando presto a possederne e fumarne una decina.
Successivamente, sia per l’alternanza con altri interessi che soprattutto per impegni sportivi con il Judo agonistico, ho trascorso lunghi periodi senza fumare. Dopo i 30 anni ho ripreso con una certa costanza sia a fumare che a comprare pipe, non solo in negozio, ma anche su internet, dove ho acquistato le prime “Nuvole” di Maurizio Tombari, artigiano che stimo tantissimo per il rigore e la precisione del suo lavoro e per la capacità di stupire con linee semplici e sobrie, ma di grande armonia.
Ma il primo approccio con il mondo della pipa artigianale l’ho avuto nel 2007 a Bologna, in occasione dello Smoke Style, in cui mi sono ritrovato in un’enorme stanza piena di banchetti di artigiani noti e, per me, meno noti. Esperienza indimenticabile, mi sentivo un bambino nel paese dei balocchi. In quella occasione seguì una lezione tenuta da Tarek Manadily, grande personaggio del mondo della pipa, profondo conoscitore della materia e persona piacevolissima. Conobbi inoltre Massimiliano Rimensi (Duca Pipe) e Gabriele Dalfiume, dal quale acquistai una pipa. Partecipai in seguito a raduni che Gabriele organizzava e che ricordo con molto piacere e nostalgia e dove ebbi l’occasione di conoscere anche Claudio Cavicchi ed acquistare una sua pipa.
Lo stesso anno andai al Festival Internazionale della pipa a Cagli, bellissima manifestazione organizzata dall’esuberante e simpatico Bruto Sordini (Pipe Don Carlos) e dove acquistai due pipe Duca.  
Sempre più immerso in questo piacevole mondo, nel 2008, navigando su internet, incappai nel sito di Bertram Safferling che offriva l’opportunità di frequentare un corso di manifattura pipe. Lo contattai e mi iscrissi, ma più per curiosità che non pensando di finalizzarlo alla costruzione. Ma durante quei tre giorni piacevolissimi trovai un ottimo maestro ed un grande amico e mi venne un’irresistibile desiderio di costruire pipe.
Iniziò così la mia ricerca di attrezzature, ma con scarsi risultati.
Finalmente, tramite un amico, ebbi l’incredibile fortuna di conoscere una persona che aveva smesso di dilettarsi in questa attività e che mi cedette attrezzature ed alcune placche di radica stagionatissima; lo considerai un segno del destino.
Affittai un piccolo negozietto per un paio d’anni, che diventò anche un punto di ritrovo di amici pipofili. Successivamente, trasferitomi in una casa più grande, sono riuscito a ricavare uno spazio dove trasferire il laboratorio: come si suol dire “casa bottega”.

 

 

Pipe Fassi

Di Angelo Fassi

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